NO allo Sviluppo in Franchising

 

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No alla gestione in Franchising di interessi estranei
Mandigare, Respirare, Faeddare è proprio vero; “in sardu est prus bellu”. A nois nos praghet .

La mia generazione lo ha fatto per troppi anni in italiano, ha tentato maldestramente di emanciparsi in lingua inglese e sulla base di modelli “globali”; como lu faghimus in sardu. Proitte? Proitte ba’ bisonzu di una visione culturale articolata ma unitaria, in cui la difesa dell’ambiente sia legata al concetto di luogo incontaminato dove trovare spazi autentici non sfigurati dall’azione dell’uomo.

L’umanità infatti è parte della natura e ad essa deve riservare attenzione e rispetto. La terra in cui viviamo ed esprimiamo le relazioni più intime e più profonde; la terra che col nostro agire calpestiamo; la nostra terra è la nostra primaria risorsa. L’acqua che beviamo come l’aria che respiriamo, il cibo che produciamo, così come l’impiego delle risorse naturali di un territorio, la lingua di chi lo abita costituiscono quelle profonde relazioni che creano la cultura della comunità e sono alla base delle relazioni umane, ne regolano le attività e il lavoro, creano economia.

Spetta a noi dunque che l’abitiamo, a noi che da lei siamo stati generati, a noi che l’abbiamo maltrattata in questo contesto antropologico, biologico, sociale, umano; spetta a noi custodirla e preservarla da ulteriori danni, per essere consegnata sana e pulita alle future generazioni. Molteplici sono i fattori responsabili dell’attuale crisi, quella definita della “seconda società industriale” , ormai diventata un’emergenza per l’intero pianeta. Alla base ci sono sempre i cambiamenti climatici causati dei gas-serra, dai trasporti, dall’inquinamento della terra, dell’aria e dell’acqua, dai rifiuti e dalla perdita della biodiversità e con questi, la rottura o lo svilimento dei caratteri identitari di un popolo.
Quando si infrangono le regole primarie e si rompono le relazioni fondamentali, sempre si favoriscono interessi estranei. Ecco perché dobbiamo pensare a un grande cambiamento dell’attuale modello di sviluppo, dell’intero sistema economico e sociale che sposti la centralità dei progetti politici verso la garanzia del binomio ambiente-salute e che trasformi l’economia da un modello lineare ad un modello circolare intorno al quale declinare il benessere della comunità.

La decadenza della Regione Autonoma della Sardegna ha condizionato non solo le nostre menti stanche a volte assuefatte, ma ha inciso ormai anche sui nostri corpi ed esprime la rottura di tali rapporti.

La Sardegna ed il suo popolo portano le ferite già dalle viscere della terra dove la contaminazione di ampie porzioni di territorio sono l’emblema di una situazione sanitaria inquietante . Un sardo su tre vive in un sito contaminato, con tutto
quello che da ciò ne deriva. Solo la vastità del suo territorio accompagnato dalla biodiversità, dalla maturità delle coscienze e dall’orgoglio nazionale, consentirà ai Sardi, che hanno il dovere morale di operare scelte opportune e sicure, di portare un efficace rimedio attraverso nuovi e moderni modi di produzione.

Consentirà di non considerare più l’ambiente un’occasione per proficui affari, causa di crimini e disastri ambientali, d’inquinamento della biosfera, delle catene alimentari e degli eco-sistemi; di attivare un modello produttivo socialmente sostenibile, il solo che si fonda su un sostanziale equilibrio fra ciò che viene preso dalla natura e ciò che ad essa ritorna.

Consentirà alla politica di riflettere onestamente sui veri problemi, di non presentarsi ancora come espressione della gestione in franchising di interessi estranei al territorio, incapace di elaborare progetti ma capacissima di fare “marketing” sulla nostra salute e su quella dei nostri figli . Il Popolo Sardo invoca le istituzioni della Nazione Sarda a programmare interventi legislativi che abbiano come fondamento i valori e i principi a tutela dell’ambiente, della salute, della biosfera, della cultura e della lingua sarda per il benessere del suo popolo.

Proitte in sardu  est prus bellu !

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4 replies

  1. Attenta, Carla, scrivere utilizzando un lessico sardo non significa esattamente “scrivere in sardo”. Il nostro idioma se vuole essere lingua deve avere pure una forma, con cui scriverlo. Utilizzare, come fai tu, e come fanno tutti, a partire dalla dominazione italiana in Sardegna, la grafia della lingua italiana, significa tenere il sardo in una situazione di dipendenza e condannarlo a un ruolo secondario rispetto alla nostra realtà comunicativa. Serve immediatamente avere una politica linguistica, che riporti il sardo alla sua vera grafia storica, quella che va dalle origini e sino alla Spano (metà XIX secolo). La tua bella riflessione, in un sardo nazionale, sarebbe tutt’altra cosa…

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  2. Grazie Giacomo per il tuo contributo

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Trackbacks

  1. Sviluppo in Franchising – "Sa Nuschera" – il blog di Carla

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