Le radici del Rispetto fra uomo e donna

 

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L’uomo, quell’essere che mette in discussione la vita, che da sempre si interroga sul significato dell’esistere, sovente, elabora teorie della fluidità del pensiero, dei sentimenti, finanche del “corpo” e dei comportamenti. Se vivendo ci si può disinteressare alla vita e quindi alla centralità che il corpo ricopre nell’esistenza di ciascuno, non si può ignorare la struggente natura dell’esitere, rimanendo indaffarati a stare ed agire in nome di una libertà deformata. Poter scegliere con leggerezza l’assurda e tuttavia normale, “molestia” per comprovare nella scala valoriale il diritto di abusare da parte di chi comanda ed il silenzio subordinato a ricatto di chi subisce, è fluidità di un’etica incomprensibilmente e insopportabilmente radicata. Il corpo dunque rilancia una riflessione scientifica, etica ma anche teologica. L’espressione “teologia del corpo” , introdotta da Giovanni Paolo II, inquadrava il tema del corpo a partire della Genesi : Dio crea l’uomo “a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creo” (Gen 1, 26) e rendeva evidente ciò che egli chiamava: le “profonde radici” del rispetto fra i due sessi. Il poco chiaro intento del Pontefice e la sua lungimiranza non furono subito capiti né sempre piaciuti . Affrontare con grande insistenza temi come corpo, sessualità, mascolinità e femminilità risultava incomprensibile, a volte fuorviante. In realtà il Papa volle tracciare il filo conduttore delle sue riflessioni spiegando che noi, figli di un’epoca in cui questa visione integrale dell’uomo viene facilmente rigettata e sostituita da concezioni parziali, ci soffermiamo sull’uno o sull’altro aspetto del compositum humanum, senza raggiungere l’integrum dell’uomo e della donna, e lo lasciamo al di fuori del nostro campo visivo, pervertendo lo sguardo che antepone il mero ed egoistico soddisfacimento.
Il corpo é entrato, invece, attraverso la porta principale della teologia, nella scienza che ha per oggetto la divinità e che dovrebbe addentrarsi ora nella laicità delle persone per bene, scandalizzate da una cronaca agghiacciante. Il Papa offrì per la prima volta una visione sacro antropologica del corpo come valida alternativa ad una cultura che lo banalizza e lo riduce di valore. Visione condivisibile da tutta l’umanità se vogliamo recuperare la profonda spiritualità connaturata nel corpo umano; la bellezza dell’amore umano, anche corporale; la grandezza dell’amore umano sul piano naturale e soprannaturale. Giovanni Paolo II allora, come Francesco oggi, hanno intravisto le sue possibili deviazioni, ma hanno entrambi spalancato il portone del potere redentore alle coscienze “pure” , capaci di introspezione sincera che può redimere da dentro il cuore degli uomini.

Carla Puligheddu

 

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