Signora Agricoltura

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La donna da celebrare nel 2018 é la Terra.

Donna Terra , perfetta metafora della fecondità, della femminilità . Da esse generano le più preziose ed eccellenti risorse del creato; l’umanità e gli elementi nutritivi della cultura e dell’arte del gusto. L’alimentazione dunque, quel processo multifasico del vivere, corrisponde non solo al consumo consapevole del cibo , influenzato da fattori biologici, relazionali, psicologici, sensoriali e socio culturali; ma anche agli aspetti nodali della storia di un territorio e di un popolo dai quali non si può prescindere per comprendere la contemporaneità .

Talché l’alimentazione della nostra regione partecipa a caratterizzare e rendere riconoscibile e apprezzata la Sardegna nel mondo, tanto grazie alla bontà e agli esclusivi sapori dei prodotti tipici ancestrali, quanto per le componenti più fortemente identitarie della nostra cultura. Un patrimonio di saperi, tradizioni locali e insieme, di eccellenze alimentari. Ciò premesso e considerato che “siamo quello che mangiamo”, impegnamoci a vivere responsabilmente questo 2018 , anno nazionale del cibo italiano.

Incominciamo per esempio ad affermare il bisogno di garanzia , tutela e salvaguardia del pianeta per il benessere di chi lo abita e di chi lo abiterà dopo di noi. Valorizziamo e restituiamo orgoglio ai produttori e all’artigianalità empirica delle donne. Allo scopo di ricostruire la filiera di produzione e consumo, di offrire prospettive di lavoro ai giovani, di andare oltre le mode degli chef in tv.

Un plauso alle Università sarde che hanno investito su questo ramo della formazione, potenziando gli atenei con offerte formative esclusive di eccellenza a cominciare dalla facoltà di Agraria di Sassari, quella di Tecnologie Alimentari Enologiche e Vitivinicole di Oristano e le nuove Magistrali. L’enogastronomia non è solo un’efficace leva turistica, è innanzitutto un tema da affrontare nella governance delle politiche agricole sulle quali pesano criticità legate all’equità e alla giustizia sociale.

Da un lato infatti, l’avvento della globalizzazione ha offerto nuove opportunità, ma ha anche determinato inedite sfide da affrontare, prima fra tutte la remunerazione dei lavoratori e dei produttori, soggetti deboli sui quali si scarica il peso dell’economia agricola. Puntiamo il dito contro il mercato globale che, nel soffocare i contadini imponendo tariffe al ribasso dei prodotti agricoli, indebolisce la risorsa primaria della nostra isola: l’Agricoltura.

La globalizzazione è amica dei velenosi trattati internazionali  ,quelli che hanno portato il Veleno nelle nostre tavole. L’ esigenza e l’urgenza di allontanarsi dall’economia “lineare” , per dirigersi verso l’economia circolare, ricerca l’equilibrio fra ciò che viene preso dalla natura e ciò che ad essa ritorna, nel difficile tentativo di rendere sempre meno vulnerabile il processo di consapevolezza sociale.

La tutela dell’ambiente parte dall’alimentazione e dunque dall’aspetto più femminile dell’umanità, dal mantenimento delle piccole produzioni, dall’agricoltura di prossimità e portatrice di qualità e valori identitari, caratteristiche di cui le madri sono maestre .

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