La sfida Sardista anticonformista

Bene Comune

Il Voto del disagio , anche in Sardegna, chiede il Cambiamento delle politiche e delle classi politiche. E’ strutturato trasversalmente fra ceti sociali, occupati e disoccupati, liberi professionisti e dipendenti della P.A. , aree culturali di alto e basso livello, poveri e ricchi, proviene da differenti orientamenti religiosi, geograficamente esteso a tutti i territori. Esprime un consenso a candidati che spesso non conosce e, anche se fonda gran parte della campagna elettorale su “luoghi comuni” , si conoscono bene le ragioni che lo hanno scatenato. Tutte derivano infatti dal grave e diffuso malessere sociale e dal peso delle disuguaglianze, sia economiche che di accesso alle risorse culturali e sociali. Dal senso di insicurezza rispetto al futuro, dalla mancanza di lavoro giovanile, dal precariato fino alla perdita del lavoro. Dalla solitudine personale e spirituale e dalla povertà che coinvolge cittadini e famiglie, soprattutto nelle realtà urbane . Dal carico assistenziale sopportato dalle famiglie che si fanno carico di anziani, disabilità e malati cronici. Dalla difficoltà delle giovani coppie a progettare il proprio futuro per arrivare ai fenomeni della denatalità e dello spopolamento. Ma anche dalla mancata Integrazione degli stranieri. Il voto in Sardegna reclama di trovare idee nuove da condividere. Idee capaci di suscitare attenzione, confronto, dissenso e consenso, ma soprattutto, fatti politici sostenibili e compatibili con i problemi da risolvere. Ciò che emerge dal disagio sardo è il bisogno di istruire una diversa società in cui la crescita culturale della politica e dei politici, preceda la loro azione. Si è aperta la campagna elettorale per l’elezione del prossimo Consiglio Regionale e noi sardisti ci sentiamo interpellati a dare suggerimenti responsabili per aver ricevuto uno dei pochi investimenti di fiducia consapevole dai cittadini. Il progetto Lega – PSd’Az , il più discusso, il più nuovo, il più praticabile, il più credibile; è stato premiato dal voto ed è quello destinato a crescere. Noi vogliamo ripartire con politiche di integrazione e di supporto proattivo alle fasce deboli, con azioni di rafforzamento dell’offerta culturale a 360 gradi. Vogliamo guardare al futuro con 2 occhi, quello maschile e quello femminile, perché il progresso del mondo incomincia dal coinvolgimento delle donne. E vogliamo rafforzare e responsabilizzare l’identità culturale a partire dai cattolici affinché sappiano recuperare capacità di incidenza; coraggio di rilanciare una provocante presenza culturale, suggerire nuove ispirazioni e politiche, rimettendo al centro la “Persona” con i suoi doveri e i suoi diritti a fronte delle crescenti disuguaglianze, frutto di modelli economici orientati solo al profitto disancorato da responsabilità sociali. Occorre quindi in Sardegna una sfida Sardista anticonformista, senza nascondere l’ispirazione che la muove. Desideriamo che le nostre strutture di base siano cantieri di speranza che guardano verso il vasto orizzonte dell’umiltà. In una società pervasa dal nichilismo, vogliamo ridare la possibilità ai Sardi di non lasciarsi travolgere dalla minaccia del futuro ma incominciare a costruire il proprio, perché il sogno del “bene comune” incomincia da una maggiore consapevolezza civica capace di riconciliare gli interessi personali con quelli comunitari.

Carla Puligheddu, dirigente nazionale PSd’Az.

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2 replies

  1. Per Lei i cattolici riusciranno (come spero) a recuperare capacità di incidenza?

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