Chiarezza Breast Unit

Brest Unit.jpg

Abbiamo subito ogni sorta di negazione e di disagio grazie alla ratio che guida la sanità sarda . Una riforma devastante che anziché semplificare il sistema ha preferito raffreddare gli animi alimentando illusioni, ha tamponato divergenze sulla base di convenienze legate più a logiche di potere che alla salute della gente.

Una riforma approssimativa non riforma ma fa danni e genera frustrazione. Dopo sei mesi dall’approvazione, la riforma della rete ospedaliera regionale, si è rivelata un bluff. Non si può che constatare l’abbandono più totale della salute delle donne sarde e più in particolare le donne del nord Sardegna che, sempre più frequentemente, scelgono di curarsi fuori dall’isola.

La garanzia di un percorso di diagnosi e cura di qualità per le patologie mammarie con l’istituzione nelll’Isola delle 3 Breast Unit individuate a Cagliari, Sassari e Nuoro, recependo le linee guida sulle modalità organizzative ed assistenziali della rete dei centri di Senologia , previste a livello nazionale, è totalmente fallito. Le donne sarde che avevano accolto l’accreditamento con la speranza di essere finalmente alla pari con gli altri centri del continente e l’auspicio che tutte le strutture previste nella Breast Unit sarebbero state dotate di specialisti, spazi e risorse dedicate, in un’ottica moderna di medicina di genere, sono state ingiustamente illuse.

Un sistema che ha perduto la sincronia tra bisogni dei cittadini, taglio degli sprechi e offerta dei servizi , è destinato a gestire il disordine con il risultato della proliferazione del tempi di attesa, degli spazi di illegalità e dei comportamenti opportunistici. Si è sviluppata quasi una forma di mercato in cui i bisogni dei pazienti vengono frammentati verso un numero indefinito di operatori, senza un coordinamento collegiale e territoriale con la riproposizione di un medievale improponibile potere.

Tutti coloro che hanno governato tale sistema nel tentativo primario di mantenere viva la propria posizione, annaspano, inconsapevoli che il loro operare è , nei sentimenti della popolazione, contestato e stigmatizzato. A Sassari il fantomatico centro denominato SMAC, senologia multidisciplinare aziendale coordinata, non è mai partito. Segno evidente che i soggetti preposti all’organizzazione di questo fondamentale servizio sono stati ad oggi, irresponsabili, inadempienti e inadeguati.

La sanità sassarese, nonostante molteplici figure professionali di indiscusso prestigio, soffre di numerose carenze. Prima fra tutte, la carenza del personale che ovviamente non può giovare a migliorare i servizi offerti e che un’amministrazione saggia non può intendere in alcun modo come fonte di risparmio. Mancano ancora figure professionali specializzate, primari, infermieri, supporti tecnici e persino reagenti in un sistema sgangherato che pesa soprattutto sui malati cronici e sulle pazienti oncologiche.

La riforma sanitaria più che risolvere i problemi dei pazienti , li ha complicati. Questo spiega il malumore, le proteste delle donne ammalate e le denunce delle associazioni femminili . La chirurgia senologica , che presenta un numero di richieste altissimo, a Sassari continua ad essere effettuata nelle due chirurgie generali, in coda a tutto il resto. Il rischio è che venga negato il centro di senologia che per sussistere, ha bisogno di specificità. Con l’aggravante che nei reparti, la qualità del servizio è in perenne pericolo.

Dopo anni di tagli da una parte e assunzioni inutili dall’altra, la sanità sassarese dovrebbe ripensare il ruolo e le risorse del personale medico e infermieristico, affrontando il problema dei conti pubblici con nuove e più efficaci politiche di risparmio e di gestione. Il senso di abbandono e di frustrazione può essere alleggerito solo da una maggiore sensibilità ai problemi sanitari e un opportuno discernimento della materia, ma anche da una politica con le idee chiare di cosa significhi affidare una breast unit per la cura del tumore al seno alla chirurgia e all’oncologia generale.

La sanità trattata alla stregua di un contenitore dell’indifferenziata , non è cosa seria. Le competenze dovrebbero essere messe nella condizione di lavorare in contesti attrezzati in grado di prendersi in carico le pazienti. Quel che sta succedendo a causa di accorpamenti azzardati, è di una gravità inaudita .

Il Businco di Cagliari, piccolo ma efficientissimo reparto di eccellenza che compie miracoli senza far rimpiangere Milano per la capacità di lavorare con la multidisciplinarietà, che utilizza la radioterapia durante gli interventi, non si può pensare di fagocitarlo in un mega reparto di chirurgia generale oncologica con la certezza di farlo morire.

Carla Puligheddu

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...