Artigianato, Sfida Sardista Ignorata

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Quando si darà “Onore alle Mani”, vorrà dire che la politica avrà incrociato il sogno. Si perché una commissione speciale sulla crisi dell’artigianato sardo è solo l’improponibile ancora di salvataggio che l’on. Deriu lancia alla massima assemblea quando, per 4 anni ha dedicato ben poca attenzione alla sfida che, per noi sardisti è, non da oggi, la più interessante, nell’ottica dello sviluppo di una nuova economia della cultura.

Vorrei ricordare che, a fronte del bisogno di iniziative chiare e forti volte a valorizzare e tutelare i prodotti artigianali artistici e tradizionali della Sardegna , il gruppo sardista in Consiglio Regionale , durante la XIV° legislatura presentò la proposta di legge n. 280.

L’orgoglio e il sogno sardista del rilancio , ahimè, non incrociò mai la sensibilità degli altri partiti per fare dell’Artigianato la prima industria di cui ci si dovesse occupare. I proponenti , partirono dal valore cristallizzato nelle tecniche e nelle forme di produzione conservative, per studiare l’essenza spirituale del popolo sardo; il complesso patrimonio che l’artigianato artistico incorpora ed esprime con le specificità e i caratteri di unicità; gli elementi identitari; la ricca tradizione locale che compendia storia, costume, arte e vita quotidiana; per fare sistema nella logica della creatività che produce lavoro.

Convinti che l’artigianato sardo sia vera e autentica arte popolare, pur restando fedele alle fonti di ispirazione tradizionale, è stato capace di adattarsi, innovandosi, all’evoluzione dei gusti e delle esigenze. In tale contesto ricco e variegato, l’artigianato ha vissuto una dolorosa crisi generazionale e commerciale non riuscendo a soddisfare l’interesse del visitatore e del turista con manufatti prodotti in numero adeguato alla domanda. Fra le cause, carenza di risorse, disorganizzazione e insidie del mercato.

Alcune stime dicono che ben il 75 per cento delle produzioni vendute sono merci contraffatte, prodotte con procedimenti industriali o in paesi dove i costi del lavoro sono bassi, a tutto danno delle imprese locali che seguono i procedimenti tipici di produzione. La proposta sardista nella sua globalità conferiva all’artigianato l’occasione di rappresentare con un semplice oggetto di fattura tradizionale tipica, l’insieme del “Prodotto Sardegna”, unificando richiami alla tradizione, all’etnografia, alla cultura .

Questo perché divulgare il patrimonio di saperi e del saper fare delle arti popolari, significa contribuire a salvaguardare i valori di un’antica civiltà e non recidere per sempre i legami col passato e la tradizione. L’obiettivo della proposta era innanzitutto quello di salvaguardare il marchio di origine e qualità, affinché l’acquisto di un oggetto dell’artigianato tradizionale fosse sempre più la testimonianza autentica dei luoghi frequentati e delle culture vissute. Aveva e avrebbe ancora la finalità di garantire il recupero antropologico, nel ripristino di un rapporto di creazione e trasmissione delle conoscenze che, da sempre, hanno legato il maestro al discente, all’interno di botteghe, quali spazi codificati diffusi in Sardegna.

Nella sua articolazione, prevedeva la formazione delle figure professionali che operano nel campo delle lavorazioni artistiche; la promozione dei prodotti; lo sviluppo delle imprese dell’artigianato attraverso la concessione di agevolazioni finanziarie, sostenendole anche nella commercializzazione e nell’esportazione. Si indicavano, inoltre, la corretta definizione delle tecniche di lavorazione e l’insieme delle regole pratiche da applicare; l’iter di registrazione del marchio ufficiale di origine e di qualità; l’istituzione dell’Albo dei maestri artigiani; l’avvio di corsi di formazione teorica e pratica finalizzati a promuovere la nascita di nuovi soggetti imprenditoriali e l’attività di bottega-scuola.

Prevedeva la massima diffusione delle informazioni presso le istituzioni, le categorie economiche e i consumatori, per la conoscenza e la commercializzazione. Disciplinava sanzioni per utilizzi impropri della qualifica di maestro, di artigiano e del marchio. Senza dimenticare l’attuazione di un sistema di vigilanza a garanzia del mantenimento di elevati standard qualitativi. Erano previsti contributi sulla base di un apposito piano triennale con adeguata copertura finanziaria.

Carla Puligheddu , Dirigente Nazionale PSd’Az

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