Nuova servitù e contributo al disastro ambientale

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Se le dichiarazioni spese sul metano nei giorni scorsi, avranno la stessa efficacia di quelle impiegate sul “fare” negli ultimi 4 anni dalla RAS, non dobbiamo temere l’ennesima servitù del popolo sardo, né lo squarcio dell’isola per oltre 400 chilometri, né la realizzazione del mega scottante e speculativo obiettivo. Sarebbe insopportabile da una Regione che tiene a cuore il benessere dei propri cittadini, che in risposta all’ipotesi dei 38 bacini di stoccaggio nel 2016, avevano saputo pronunciare significativi No.

Oltre i pareri negativi e le perizie contrarie, giunte dagli ambientalisti, dai medici, dai ricercatori, dagli economisti; le opposizioni più nette sono pervenute dagli elettori sardi il 4 marzo con un voto che ha depotenziato ogni ulteriore azione dell’esecutivo in carica, o per meglio dire, in scarica. L’ultimo impeto sul gasdotto e il rigassificatore a Porto Torres con Eni che mette a disposizione aree e impianti nella zona industriale dice però, che qualcosa bolle in pentola e, nella concreta possibilità che possa raffreddarsi bruscamente nel 2019, il bisogno di mettere a segno il risultato é più che evidente.

Non è tollerabile che si prevarichino , comuni , comitati, associazioni e cittadini, per realizzare strutture sui loro territori senza guardare alla sostenibilità dei luoghi, senza accettare la sfida di riconnettere economia e società. Si è consentito in passato di mettere radici velenose, mascherate da opportunità lavorative, privando le comunità di sicurezza e di investimenti conformi alle vocazioni naturali dei siti e ancora oggi non si è spiegato e non si capisce quale sia, accanto al piano energetico industriale, l’indirizzo politico – ambientale della Regione Sardegna.

Partendo dall’assunto che “produrre energia non equivale a produrre ricchezza o benessere”, ci domandiamo quali saranno i vantaggi veri che il metano ci porterà. Il risparmio sui costi, dicono, pur sapendo che i funzionari dell’assessorato ritenevano già dal 2009 che “il metano non presentasse caratteristiche di economicità tali da renderlo competitivo rispetto alle fonti già utilizzate in Sardegna”.

Allora perché l’assessora sostiene che “Il metano rilancerebbe l’industria che sarebbe attratta da costi energetici molto inferiori a quelli attuali e darebbe una mano ai cittadini una volta allacciati alla rete? Nel 2017 il piano, entrato nella fase attuativa con i progetti per la dorsale sarda, quelli sui depositi costieri e soprattutto, la certezza delle risorse finanziarie previste nel Patto per la Sardegna, siglato con il Governo nazionale amico, lasciò intendere che la Giunta Pigliaru e i governi Renzi – Gentiloni avevano puntato al metano quale obiettivo di legislatura. Peccato, che il loro scellerato e vulnerabile “fare” sia arrivato in un’epoca in cui tale progetto risultava già obsoleto nel nascere.

Tuttavia, la rete del metano in Sardegna, se non sarà un’opportunità per le comunità, appare già un affare per due, la Società Gasdotti Italia e la Snam Rete Gas, e di tale duplice interesse la regione si inorgoglisce pure. A me, invece, interessa capire se gli aspetti di carattere ambientale, interessano o no la Regione Sardegna.

Alla domanda retorica, l’assessora risponde con rassicurazioni che stridono con il chiarimento scientifico del presidente Isde Sardegna, Dottor Domenico Scanu , il quale avverte: “dare spazio a progetti di metanizzazione solleva criticità ambientali, socio-economiche e sanitarie e dimostra il deficit progettuale dei decisori politici. Il tentativo di ridurre l’impatto ambientale e sanitario della produzione energetica attraverso un altro combustibile fossile appare quantomeno schizofrenico”.

Un report del World Resources Institute conferma che non solo nel processo di estrazione ma anche durante il trasporto del gas, vengono rilasciate in atmosfera quantità rilevanti di metano, dai il 2-3% della produzione totale, fino a un impressionante 7%. Un contributo al disastro climatico pari a quello delle emissioni di milioni di auto.

Effettivamente il gigantesco quanto discutibile investimento di un miliardo e 578 milioni per un’opera di tale minaccia, potrebbe evitarsi e noi ce lo auguriamo. L’auspicio è che il cammino verso la metanizzazione dell’isola si interrompa definitivamente, magari grazie al prossimo governo regionale, nella speranza di vedere eletti nuovi e più consapevoli soggetti .

Carla Puligheddu 

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