Sulle Ali del Sardismo

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38 Comuni Sardi al voto il 10 giugno . Liste e candidati nel pieno della campagna elettorale in un clima di estrema novità dello scenario politico nazionale che si specchia nella nostra regione.

Troviamo la presenza femminile Sardista in numerose liste civiche e insieme, l’esordio nel comune di Assemini del sodalizio Lega – PSd’Az. con i due simboli a testimoniare la solidità di un progetto politico che si consolida dopo l’affermazione alle recenti elezioni politiche in ragione di un accordo chiaro e di un voto utile per la Sardegna.

Donne dunque, sulle ali del sardismo, molte delle quali alla prima esperienza elettorale, incoraggiate anche dall’introduzione della norma sulla doppia preferenza di genere che alle ultime amministrative ha consentito di eleggere un buon numero di candidate. Donne che stanno affrontando la campagna elettorale con entusiasmo, grande impegno e serietà perché ciascuna di loro ha capito che la dimensione “Comunale” ancorché piccola, è la dimensione Fondamentale.

L’idea di proporre un modo alternativo di fare politica si è sempre scontrata con la debolezza che è innanzitutto numerica. Al contrario, ritengo dovrebbe essere rilevante, se si tenesse in debito conto il peso sociale delle donne nelle nostre comunità. La donna sarda è una bilanciatrice: il suo è un lavoro generoso, difficile e romantico. E’ capace di correggere ogni avventura o stravaganza con l’antidoto del buon senso, ed é anche per questa ragione che ci si fida di lei.

Le donne che si occupano di politica sono poche, e quando si cimentano, incontrano molte ostilità. E così, al dato negativo, si aggiunge all’evidente emergenza democratica . Le donne hanno diritto di fare politica e meritano una politica che le tuteli nella famiglia, nella professione e nelle istituzioni.

L’esiguità della presenza femminile nella vita politica della Sardegna trova la sua più significativa dimostrazione nel limitato numero di donne nella più importante istituzione politica della Regione. Dal 1949 ad oggi sono state elette nell’assemblea regionale della Sardegna 37 donne in rapporto ai 557 consiglieri dell’era autonomista. Questo è lo specchio di una società ingessata e discriminante, di una classe politica sbilanciata. C’è da sperare che il dato venga ribaltato a febbraio , quando si andrà a votare con la legge elettorale modificata, grazie alle battaglie eroiche delle donne che hanno voluto affermare il valore di civiltà e progresso della democrazia paritaria.

La doppia preferenza di genere nella Regione Sardegna, così come nei comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti sarà una occasione per tutti. Sarebbe bene non sprecarla. Rappresenta oggi l’unica strada possibile per garantire un’adeguata rappresentanza femminile, un’equa distribuzione dei ruoli.
Tale opportunità, se da una parte mortifica l’idea di spingere la donna su un piano meramente legislativo, appellandosi ad una norma; dall’altro, considerati i tempi di metabolizzazione e di accettazione dell’idea che una donna, al pari di un uomo, possa impegnarsi in politica sono infinitamente lunghi; ben vengano le leggi.

Nel Nord Europa la legge ha dato spazio ad una potenzialità umana crescente, alle donne che hanno il doppio, pesantissimo ruolo che è quello del lavoro e quello della famiglia. Tempi esistenziali bellissimi, che per le donne non si conciliano mai.
L’impegno politico non si improvvisa. Presuppone studio, approfondimento, padronanza degli argomenti. Il che richiede di investire tempo e risorse. Spesso, una donna che ha famiglia , gravata da problemi economici, così come spesso accade, ovviamente rinuncia alla formazione politica e di conseguenza alla partecipazione.

Il problema è dunque culturale ed è legato fondamentalmente alla conciliazione e alla mancanza di efficaci politiche a sostegno delle famiglie. Se è vero che questa è l’epoca dell’informazione, è anche vero che non è l’epoca di trascurare la formazione, due cose differenti. Chi si occupa di politica ha l’obbligo di studiare, se vogliamo qualificare la classe politica, se vogliamo, dare respiro e innervare un percorso, un progetto, non un modo per occupare spazi. Le nostre candidate stanno testimoniando di avere innanzitutto uno spiccato senso di appartenenza, di avere competenze valide e idee precise sui problemi da affrontare. Questo è il tratto distintivo che le qualifica e che dà spessore alle rispettive liste.

Le candidate Sardiste, infatti, si stanno presentando ai cittadini avendo chiaro un percorso ed un programma in linea col PSD’Az. ed in conformità alle singole realtà locali.
Scegliere una donna sardista candidata nei piccoli comuni della Sardegna, così come utilizzare la doppia preferenza di genere, nei comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti, non è soltanto utile per riequilibrare la composizione dei Consigli comunali e delle Giunte e per ridurre il deficit di rappresentanza femminile, ma serve a promuovere il ricambio, dare un nuovo impulso alla politica perché, votare anche una donna significa cambiare.

Buon Vento e Fortza Paris Amiche!!!

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