I cocci di un’Europa disunita

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L’Europa degli Stati, anela al valore fondamentale mai abbastanza compreso , quello dei Popoli, delle Nazioni. Le giustificate propensioni Sovraniste e Populiste, sfidano la rigidità di un ingombrante apparato che nell’esprimere da una parte rivendicazioni autonomiste, dall’altra invocano istanze indipendentiste ed altrove, incedono pressioni secessioniste. Sentimenti forti e diritti negati cementano le dignità umane, meglio di imposizioni e tasse vessatorie.

Se è corretto considerare la questione migrazione come primaria oltre che globale, appare improvvido privare il dibattito di un approfondimento circa le diversità di condotta degli Stati membri. Analisi che ripropone puntuale la mancanza di una politica unitaria dell’UE, invocata e rimandata e che potrebbe trovare, proprio sulla “questione”, lo scoglio finale su cui infrangersi.
Ci prepariamo a rinnovare un’Europa disunita su tutti i fronti ma unitariamente asservita al mercato di OPEC e Federazione Russa, con la coazione di un mercato dei prezzi non concorrenziali e non discutibili. Anche voltando lo sguardo dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, la politica dell’imposizione dei dazi obbliga una restrizione delle esportazioni e quindi un depauperamento delle risorse industriali e agricole dell’intero Vecchio Continente.

Di cosa potranno discutere i parlamentari Europei che andremo ad eleggere? 

Se l’Europa, poggiata unicamente sulla moneta, responsabile di alcune “zone verdi” e tante “povertà marron”, ha fallito insieme a tutti i limiti che l’hanno dominata, urge uscire dall’inerzia in cui ci troviamo. Occorre una nuova politica economica, nuove impostazioni, ma soprattutto, ragionamenti fuori dagli schemi. C’è bisogno di uno scatto decisivo e coraggioso per contrastare l’ impasse che ci ha reso asfittici nella proposizione politica vieta (vedi l’austerità del Fiscal Compact), nella ricerca di alternative fonti di sussistenza e nuovi trend per il futuro .

Abbiamo l’ardire di schiudere un nuovo sviluppo sull’Europa?

Può essere utile capire e motivare le spinte autonomistiche, tenendole nella massima considerazione, prima che una esiziale sottovalutazione conduca ad un’ insidiosa intransigenza?
In prossimità della revisione del Bilancio Comunitario e delle Elezioni Europee che ridistribuiranno i 72 seggi britannici, varrebbe la pena, a scanso di prevedibili lacerazioni, ripensare in termini propositivi come ristrutturare un Continente che ha bisogno di innovazioni capaci di condurre a buon fine le esigenze dominanti.
Si potrebbero valorizzare le autonomie delle Regioni attraverso un localismo globale, una forma di federalismo solidale, complementare, sinergico. L’Europa delle Regioni, declinata dai localismi che ne determinerebbero il valore globale, potrebbe orientare, nella sua impegnativa semplicità, i prossimi candidati verso un valido modello politico, nell’interesse e nel rispetto delle specificità geografiche ed antropologiche.
Penso a Liste Civiche, aggregazioni individuate in ragione di precisi e specifici problemi dei territori. Liste trasversali e non ideologiche, in modo tuttavia transitorio, fino cioè alla naturale soluzione dei problemi che le hanno generate. Sanate le questioni, ciascuno dovrebbe tornare al proprio gruppo originario, al proprio movimento, partito, schieramento.

Una Lista civica che persiste per anni, vale in Europa come nei comuni, è certamente deficitaria sul piano della risoluzione politica e della proposta. Può sembrare paradossale, ma quando sopravvive ai problemi, é perché non li ha saputi sanare.

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