Crisi: più Istruzione é la Soluzione

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Il Dossier di TuttoScuola ci presenta un quadro della situazione scolastica in Sardegna, “devastato” dalla dispersione. Dati , non opinioni.  Prima di tutto, con un tasso del 33,3%, esattamente un terzo del totale, con uno studente su tre che ha abbandonato durante il percorso scolastico statale.
Se consideriamo che, partiti, media, organizzazione del lavoro e anche degli Stati, editoria e disponibilità dei contenuti sono mutati profondamente, ci accorgiamo di come l’impianto della scuola sia immutato, nonostante chi parla assennatamente di cambiamento di una società, sa bene che il luogo dove si realizza un cambiamento è la dimensione educativa.

E se dunque qualcosa in Italia deve cambiare la prima attenzione del governo e del popolo dovrebbe essere sulla scuola, o meglio, sul campo educativo.
L’esistente è fissato su alcuni capisaldi tanto irremovibili quanto inadeguati, ‘pilastri’ che rischiano di restare in piedi mentre tutto intorno crolla. Le crepe sono evidenti.
Occorre testimoniare però, anche gli sforzi di chi, spesso partendo da errori, sottovalutazioni e soprusi subiti, sta provando a invertire la rotta, mettendosi in discussione in prima persona. Sono le storie di dirigenti scolastici e genitori che provano a ritrovare un’alleanza perduta, di adolescenti chiamati a ritrovarsi nonostante le prepotenze subite e di istituzioni che stanno sul territorio e scelgono di contrastare il degrado crescente.
E poi loro, i ragazzi e le ragazze protagonisti di tanti successi ma anche, interpreti di troppi disagi e successivi fallimenti. Soggetti potenzialmente capaci ma incapaci di arrivare al traguardo. Colpe, responsabilità di tutti, in primis della politica.

Pensiamo alla “maturità, la prima grande prova da vivere da soli. Paura, ansia, voglia di affermarsi. Chi se la scorda … In Italia negli ultimi 10 anni un milione e 800 mila studenti non hanno potuto affrontare una prova così importante per la loro vita, perché hanno abbandonato le scuole superiori. E’ come se ogni anno fosse sparita dai banchi di scuola una città grande come Sassari, Porto Torres e Alghero insieme. Incredibile, vero?
Questo però fa meno notizia di 2 punti di spread.
Complessivamente questo ci è costato 27 miliardi di euro, in pratica, senza una strategia, abbiamo versato nelle casse dell’ignoranza circa 2.700 miliardi di euro l’anno. Più dell’intero volume d’affari della serie A.
Un disastro sociale ed economico di cui ancora pochi sono consapevoli. Si stima che se non interveniamo subito, 100.000 studenti iscritti alle scuole superiori non raggiungeranno il diploma. Per loro si spenderanno 700 milioni di euro, sapendo già che non raggiungeranno l’obiettivo. Tanti eh ?? No ! Troppi!!
La Dispersione scolastica non ci rende solo più ignoranti, ma anche più poveri.
Infatti: STUDIARE CONVIENE!!!

Più istruzione vuol dire: Più Salute
• 3 anni e mezzo di studio in più abbassano di un terzo il rischio di malattie cardiache e quindi meno costi per la sanità
Più Istruzione significa: Meno Criminalità
• Un 10% di anni di studio in più, riducono di oltre il 2 % i crimini contro la proprietà. Quindi, meno costi per la sicurezza.
Più Istruzione vuol dire: Più Lavoro
La disoccupazione per chi ha solo la licenza media è doppia rispetto a chi ha il diploma. E’ quadrupla rispetto a chi ha la laurea. E quindi : meno disagio sociale. Lo studio allunga la vita, la migliora e ci fa risparmiare. La Dispersione Scolastica è una partita da vincere. Il Diploma non è solo un pezzo di carta. PENSACI – CHIEDI – PRETENDI –

Più ISTRUZIONE è LA SOLUZIONE

Serve una nuova alleanza Scuola – Famiglia – Territorio
Dal 1995 a oggi 3 milioni e mezzo di studenti hanno abbandonato la scuola statale, su oltre 11 milioni iscritti alle superiori (-30,6%). Ragazzi e ragazze spariti dai radar della scuola, che sotto questo aspetto ricorda le famigerate performance della rete idrica italiana, che perde nel nulla il 35% dell’acqua. Un colabrodo.
Di questo tema tratta l’ultimo dossier di Tuttoscuola, “La scuola colabrodo”, appunto. Il costo è enorme: 55 miliardi di euro. E l’emorragia continua: almeno 130 mila adolescenti che iniziano le superiori non arriveranno al diploma. Irrobustiranno la statistica dei 2 italiani su 5 che non hanno un titolo di studio superiore alla licenza media e di un giovane su 4 che non studia e non lavora. E l’istruzione superiore? Tra chi si diploma e si iscrive all’università, uno su due non ce la fa. Complessivamente su 100 iscritti alle superiori solo 18 si laureano. Ma poi un quarto dei laureati va a lavorare all’estero … E il 38% dei diplomati e laureati che restano non trovano un lavoro corrispondente al livello degli studi che hanno fatto. Un disastro.

Negli ultimi vent’anni certo si è provato a correre ai ripari, anche grazie a iniziative esterne di volontari e associazioni. E il tasso di abbandono scolastico in Italia è leggermente diminuito  (tranne che in Sardegna): tra il 2013 e il 2018 hanno detto addio in anticipo ai professori 151mila ragazzi, il 24,7 per cento del totale, contro il 36,7 del 1996-2000. Sicuramente risultati incoraggianti, ma ancora insufficienti. Perché spesso chi abbandona i libri così precocemente finisce nel buco nero dei Neet, quei giovani che non studiano e non lavorano di cui fa parte 1 ventenne su 3 del Mezzogiorno.

Una catastrofe annunciata quella presentata dal dossier che si può evitare solo ripartendo dal sistema scolastico. Ma bisogna fare presto, perché mai come in questo caso vale davvero il detto “il tempo è denaro”.
Il dossier ha calcolato quanto ci costa questo spreco generazionale. Partendo dalla stima Ocse per cui lo Stato investe poco meno di 7mila euro l’anno a studente, per l’istruzione secondaria, il costo degli abbandoni si misura in media in 2,7 miliardi di euro all’anno. Addirittura, guardando ai vent’anni presi in considerazione dal dossier, la cifra diventa vertiginosa: 55,4 miliardi di euro.

Ma l’istruzione conviene non soltanto per i risparmi interni al sistema, ma anche per una serie di benefici che può garantire a livello sociale, come già detto: la disoccupazione tra chi ha solo la licenza media è quasi doppia rispetto a chi è arrivato al diploma e quasi il quadruplo di chi è laureato; l’istruzione incide sulla salute, riducendo i costi per la sanità; comporta meno criminalità e meno costi per la sicurezza.

Prevenire la dispersione scolastica avrebbe costi molto più bassi di quelli che derivano dalla necessità di gestirne le conseguenze sociali. Servirebbe un grande piano pluriennale. Eppure l’attenzione oggi va molto di più al milione di migranti sbarcati negli ultimi vent’anni che ai tre milioni e mezzo di adolescenti italiani che nello stesso arco di tempo hanno abbandonato la scuola, rendendo più povero, dal punto di vista educativo e non solo, il paese”.

Tratto da TuttoScuola

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