Dis – Parità

Femminicidio: Partire dalla Vita per essere donne Libere

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05 giugno 2016

Libertà subordinate e libertà scadute oscurano l’altra metà del cielo che reclama luci. Libertà vigilate da scavatori di fosse intrappolati in mostri “per bene”. Libertà ingannate.
Onore e gratitudine per le vere libertà che altre donne hanno conquistato per noi.

Eredità femminili mai abbastanza raccolte da un’umanità saccente. Eleonora D’Arborea ha garantito parità di diritti e rispetto in tempi in cui i diritti umani dovevano essere ancora inventati. Grazia Deledda, Marianna Bussalai avanguardie di libertà culturali e politiche hanno lasciato un patrimonio straordinario di civiltà che stride con le tanto diffuse libertà violate nell’epoca in cui dei diritti si fa un uso sfrenato, celebrato dalla virilità del potere che esige cravatte androgine.

Ebbene oggi ancora, le donne Sarde immerse in una globalità “de-genere” non possono puntare all’affermazione di sé in libertà e P.O. Lo confermano Costituzione e libertà, un binomio vilipeso, quando nel riconoscere l’ uguaglianza fra uomini e donne, viene smentito dalla società “incivile” che situa la donna in subalternità rispetto all’uomo.
Solo la disperazione dei “femminismi” degli anni ’70 ha ottenuto nuovi diritti pagando il caro prezzo di mettere in antitesi libertà e progresso per aver generato una politica separatista, sessista, controproducente.

Quello che infatti contava davvero, ma che oggi come allora emerge sempre meno, è la meravigliosa libertà dell’essere donna. Tacchi a spillo e rossetto non fanno l’equazione di una semplice seduzione, semmai ingentiliscono i contenitori del cambiamento e spiegano che la rinuncia di sé o la collera non aiutano le donne a migliorare la propria condizione.

Aiuta invece affermare chi siamo e quali sono le nostre attitudini. Vorrei precisare che non siamo più buone o meno cattive, ma abbiamo in noi qualcosa di speciale, di unico, abbiamo il germe della nascita. Siamo noi che diamo la vita e siamo noi per prime a doverla difendere.

Le donne di quest’epoca dovrebbero riscoprire la vocazione all’accoglienza della vita, quella che viene dal loro essere biologicamente elette, psicologicamente dinamiche, concretamente elastiche. Le donne moderne dovrebbero puntare sul proprio naturale “genio” femminile, collocandolo in cima alle priorità.

Se oggi la vita delle donne conta quanto un aborto è perché la società non parte dal Valore della Vita. Il diritto di uccidere, ricordiamocelo, non è mai un diritto così come il narcisismo maschile non è un luogo comune, è un’insidia da cui proteggersi.

Per combattere il femminicidio bisogna educare la società al diritto alla Vita, dal concepimento alla morte . Bisogna dare la misura politica della sua funzione sociale preventiva.

Ma le donne, ostaggio di un sistema che divide e mortifica ogni tentativo di solidarietà, cosa fanno concretamente?

Le donne non hanno rinnovato il senso della dignità comune, non sanno essere autentiche non sono solidali. E questo spiega perché moltissime donne non partecipano emotivamente a tante battaglie femminili, compresa quella delle “quote rosa”. Non hanno maturato il valore di votare al femminile e non credono che eleggere più donne si traduca in maggiori benefici per tutte.

Effettivamente, quando occupano posti di potere, molte donne avviliscono la propria femminilità, dimenticano la condizione da cui provengono e cercano di agire come, o peggio in nome e per conto degli uomini.

Finché le donne non dimostreranno di saper rispondere ai bisogni delle altre donne; non acquisteranno credibilità né fiducia.

La parità di genere non si predica, si fa.

Si fa innanzitutto cercando di essere migliori di quelle che non ci piacciono.
Si fa quando si può scegliere una donna o un uomo indifferentemente ma solo se capaci di promuove e tutelare la Vita.
Carla Puligheddu

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28 Febbraio 2014

Benessere Donna: un motivo in più per Muoversi

Quando le amiche della FIDAPA mi hanno proposto questo TEMA, non ho potuto fare a meno di pensare a ME, alla mia storia, a come lo SPORT ha inciso sulla mia vita e di conseguenza sul mio Benessere.

Da bambina ero molto timida, così i miei genitori pensarono BENE di avvicinarmi allo SPORT

X farmi capire che dovevo crescere nella convinzione che TUTTO FOSSE POSSIBILE.

Praticando la PALLAVOLO ho capito che potevo Sperimentare Senza Paura, guardando in faccia le mie Fragilità.

Potevo permettermi di
PROVARE – SBAGLIARE  – METTERMI IN GIOCO – AFFRONTARE OSTACOLI per  migliorare – FARMI AVANTI CON CORAGGIO

Oggi sono molto grata ai miei genitori e allo sport … PERCHE’ ho imparato  a conoscermi e misurarmi ; ad ascoltare il mio corpo ; a coltivare il mio benessere

BENESSERE
Parlare di benessere oggi, soprattutto se trattasi di “Benessere al femminile” significa sostenere un ATTEGGIAMENTO DI ARMONIA ATTIVO E VITALE, ricco di relazioni, stimoli , curiosità nei confronti del mondo e della salute, in un crescente dinamismo, fisico, mentale e spirituale che non è fine a se stesso ma, rivolto alla società intera.

Care amiche, il nostro Benessere poggia sui nostri Piedi, sulla nostra Testa, sul nostro Cuore. Il Benessere della donna (lo immagino proprio così come lo vediamo nella
locandina) leggero, non ha bisogno di stampelle, corre su sterrati invisibili e non si stanca, sorride ed è gentile ma punta in alto, verso mete VISIBILI, CONCRETE e non immaginarie.
IL BENESSERE PASSA attraverso il corpo quale mezzo che ci consente di agire nel mondo, di entrare in relazione con gli altri, con la realtà circostante. GIOCA UN RUOLO fondamentale nel costituirsi della coscienza. COMUNICA attraverso un linguaggio fatto di posture, gesti, attitudini, movimenti, tensioni, dolori.

Il benessere NON è IRRAGGIUNGIBILE . Può essere educato … e possono essere apprese le modalità per conseguirlo . In questa prospettiva si tratta in realtà di educare la persona all’ascolto dei messaggi corporei , di permetterle di imparare qualcosa su se stessa e di scoprire la propria forza. Se ci fate caso, il corpo non distingue uno stress fisico da uno stress psichico: reagirà allo stesso modo per sostenere sia un peso fisicamente, che per cercare di “tener duro” in una situazione pesante psicologicamente

E’ necessario riportare la mente a casa, nel corpo e nel respiro, ed esplorare questo nuovo spazio all’interno, cogliendo i segnali corporei come stimolo a comprendere come le nostre emozioni, i nostri sentimenti, i nostri pensieri strutturano a poco a poco il nostro corpo. SOLO così si può Agire sul corpo attraverso un lavoro mirato, per rilasciare tensioni, automatismi e aprire nuovi spazi, nuovi orizzonti sul nostro modo di inter-agire e quindi di reinventare la modalità di percezione di noi stesse e dell’ambiente esterno.

L’efficacia dell’azione educativa è proporzionale alla precocità dell’intervento. E’ necessario quindi SVILUPPARE STRATEGIE EDUCATIVE finalizzate a far amare la vita nelle sue molteplici espressioni, attivando EFFICACI SINERGIE esplorative sin dalla scuola dell’infanzia. Il ruolo della scuola è fondamentale nel conseguimento del BENESSERE DI UNA SOCIETA’.
Questo tema, APPARENTEMENTE BANALE, esprime l’urgenza, diffusa del conseguimento della pienezza del Benessere femminile per una giusta valorizzazione dei talenti di cui la donna dispone. La presenza femminile è PORTATRICE DI BENESSERE , essendo portatrice di quella “diversità” essenziale, quando si realizza, misura il vero senso della dignità personale, pone interrogativi sul livello dei diritti posseduti, determina una ricchezza sotto il profilo antropologico ed etico che permette ad ognuna di guadagnare una vera e propria pienezza d’essere, e di conseguenza un incremento di benessere per sé e per gli altri.
Il famoso saggista, Roger Abravanel esperto di “Meritocrazia” sostiene che per aumentare il benessere sociale e la crescita economica del nostro Paese, bisogna incrementare il numero delle donne eccellenti in posizione di Leadership.
Bisognerebbe domandarsi perché in Italia sono ancora poche le donne che emergono
Guardando nel mio mondo con una lente d’ingrandimento e con lo sguardo rivolto ad un orizzonte chiaro e luminoso penso che: Potrebbe anche essere una questione di mentalità poco sportiva … Una impostazione della vita scarsamente competitiva …

Certamente Una carenza di benessere sociale … Gli interrogativi non mancano … e c’è da dire che molte donne si chiamano fuori volontariamente da eventuali competizioni non solo a causa delle numerose barriere che incontrano, ma anche, a causa della mancanza di una efficace educazione al benessere psicofisico in età evolutiva, in età scolare.

Eppure da docente di Educazione Fisica credo fermamente di disporre di uno strumento importante, direi determinante per favorire quel processo di maturazione delle mie alunne, a volte intelligentissime, sensibili, creative, ma troppo spesso in difficoltà con la propria fisicità, a disagio col proprio corpo. Ragazze che, se non incoraggiate, sviluppano intimamente un senso di inadeguatezza. L’idea che lo sport non è per loro. Consolidano quel precoce atteggiamento di rinuncia al movimento perché, come dice purtroppo qualche mamma: “mia figlia non è portata”… facendosi inconsapevolmente COMPLICE del consolidamento di questo atteggiamento e del possibile trasferimento in ALTRI CONTESTI SOCIALI.

La mia disciplina costringe le giovani ragazze a confrontarsi fisicamente con i propri coetanei, uscendone il più delle volte con un’immagine di sé fragile, debole, inadeguata. Questo sarebbe l’unico risultato se non provassi a convincere le ragazze di sentirsi superiori rispetto a quanto non si creda e quindi ad esigere molto di più da se stesse. Come se non bastasse durante la convivenza scolastica colgo spesso nelle mie alunne la paura di un maschio aggressivo, offensivo, violento, anche solo verbalmente. Colgo in alcuni ragazzi il virus di chi pensa che la virilità sia forza per colpire, anziché forza per proteggere.
Il problema è educativo. E’ in crisi, da un po’ di tempo, il rispetto della dignità della persona. Una cultura che non riconosce la dignità della vita quando è fragile non può che fare violenza alle donne.
Il vero femminicidio, e qualsiasi tipo di violenza, non si palesano all’improvviso, ma cominciano lì, dall’educazione ricevuta da bambini e adolescenti a scuola e soprattutto a casa …
A tal proposito ho trovato molto interessante lo studio del sociologo Pierre Bourdieu . Lo spunto è estremamente interessante perchè pone attenzione alla costruzione di una nuova, diversa, relazione di genere da costruire tra giovani donne e giovani uomini, in cui parità e correttezza reciproche passino in primo luogo dall’educazione all’autostima delle ragazze oltre che ovviamente dall’educazione al rispetto per l’altro sesso da parte dei ragazzi. Ciò che Bourdieu afferma , con riguardo allo sport, é che la pratica sportiva comporta sostanziali modifiche nella percezione di sé, da parte delle donne che la praticano.

Determina nelle donne una trasformazione del rapporto con il proprio corpo che permette loro di accedere a una VISIONE di esso che si potrebbe definire MASCHILE.
Purtroppo il paradigma formativo della nostra scuola punta tutto sull’intelligenza logico-razionale e sul suo infinito snervante addestramento seduti ai banchi. Il corpo è concepito come un mero veicolo, che ci trasporta qua e là e che lavora gli zuccheri che alimentano il cervello. Fine.
Così tutte le istituzioni educative barcollano quando devono affrontare temi quali la salute alimentare o quella sessuale (paura!), perché all’improvviso è necessario comprendere ed essere amici di quella dimensione di sé che non viene mai considerata: la propria condizione vitale corporea.
E’ lecito domandarsi: Come educare le giovani donne al movimento, come trasformare l’attività fisica e sportiva in un’abitudine permanente di vita così da puntare al conseguimento di un BENESSERE PIENO , fondamentale per occupare spazi sempre maggiori in ambiti ancora poco esplorati .
Toccherebbe darsi una svegliata. Ma per abbattere le barriere invisibili dei pregiudizi , i famosi soffitti di vetro ; le donne devono compiere un percorso di consapevolezza, allo scopo di vincere la loro tendenza ad autoescludersi, lavorando sulle proprie peculiarità per trasformarle in vantaggi strategici. In realtà, la famosa fatica non è solo quella della conciliazione fra studio/ sport, lavoro/ famiglia – ma anche quella fatica interiore, che le donne devono fare per legittimarsi in contesti maschili. Dobbiamo imparare a dare Valore alle differenze, perché la diversità è un valore e, quindi, è con l’equilibrio del maschile e del femminile che si producono le cose migliori.

Ed ora il Ruolo dei docenti . A partire dalla scuola materna fino all‟università noi riusciamo ad intercettare praticamente tutta la popolazione giovanile a cui abbiamo il dovere di : garantire un’adeguata formazione motorio-sportiva come strumento di cura di sé dal punto di vista fisico, psichico ed etico.

Ruolo fondamentale spetta ai docenti di educazione fisica che dovrebbero ritenere strategico il ruolo di protagonisti consapevoli all’interno dei processi educativi di innovazione, rendendo più incisivo il loro contributo nella collegialità di tali processi

Sostenere e potenziare la specificità dello sport scolastico nel territorio; realizzare l’esperienza consapevole dell’accoglienza come fonte di BENE e di BENESSERE per la persona e la società intera. Favorire la riflessione costante sul vivere insieme come UGUALI nella DIVERSITA’ con un costante atteggiamento di sostegno reciproco nell’esperienza scolastica. Incidere, nella lotta contro il doping , il bullismo e tutte le forme di violenza. Valorizzare il merito e l’eccellenza.

L’educazione fisica é la disciplina del benessere e lo Sport è Scuola di vita.
Il Benessere, non solo è raggiungibile, ma é da perseguire gioiosamente .
Dobbiamo favorire nelle nostre giovani alunne lo sviluppo di una mentalità sportiva, una mentalità che consenta loro di sperimentare la bellezza del confronto leale, del gioco, l’utilità del movimento, della gioia della condivisione. L’importante non é vincere a tutti i costi ma CONVINCERE, esortare le ragazze a NON AVERE PAURA DI AVERE CORAGGIO. A non sottrarsi alla competizione per paura di perdere ma che bisogna viverla come momento di verifica di se stesse. In questo modo la scuola crea contesti in cui gli alunni sono indotti a riflettere per comprendere la realtà e se stessi, rendendoli consapevoli che il proprio corpo è un bene da rispettare e tutelare.

Li sollecita ad un’attenta riflessione sui comportamenti di gruppo al fine di individuare quegli atteggiamenti che violano la dignità delle persone. E poiché la pratica sportiva può essere determinante nel conseguimento del benessere psicofisico della persona, bisogna praticarla nel migliore dei modi, se possibile, all’aria aperta perché lo sport ci consente di alimentare il rapporto essenziale con l’universo. La Natura è vita, è buonumore, favorisce un atteggiamento positivo. Ricordiamoci che, il sorriso abituale, ancorché stanche o sommerse dalle difficoltà o dalle preoccupazioni; il modo ottimista, cordiale, affabile di comportarsi è come “la pietra caduta nel lago” .

A scuola Mi impegno con questo atteggiamento positivo, affinché lo sport sia educativo e formativo: Lo sport offre una carica educativa, cito Giovanni Paolo II, se il criterio è: “Lo sport è per l’uomo e non l’uomo per lo sport”
Qui è apertamente indicata la centralità della persona rispetto a tutto il contesto sportivo, è chiarita l’imprescindibile relazione tra uomo e sport attraverso quel “per” decisivo e discriminante.

CONCLUSIONI

Se volessi riassumere quello che sicuramente non è un quadro esaustivo di tutte le azioni possibili per favorire la cultura di una sana pratica sportiva delle donne FINALIZZATA AL CONSEGUIMENTO DEL BENESSERE, nelle declinazioni che ho visto e considerato in questa relazione; potrei semplicemente dire che tutto si basa su un concetto chiave: crederci veramente!!! e convincersi del positivo e straordinario ruolo dello Sport e dell’educazione al movimento, e allora Ragazze : FATEVI AVANTI!!!

QUESTO è IL MOTIVO IN Più per MUOVERVI

NON lasciate che siano solo bei discorsi a cui, in fondo in fondo, non date poi così tanto valore! Lo Sport non è affare di pochi ma è diventato a pieno titolo il biglietto da visita dello sviluppo di un Paese che sa interpretare l’importanza di mettere al centro delle proprie politiche il benessere dei cittadini, oggi più che mai, il benessere della donna, attraverso ogni sua possibile espressione.

Carla Puligheddu

Una regione “maschile” egoista e distratta fa violenza alle donne sarde.sa_-die_-de_-sa_-Sardigna

 

 

 

 

 

 

 

 

 
04 Dicembre 2015 . Guarire le malattie dell’anima, fra le più gravi della nostra epoca l’egoismo e con esso la violenza, significa cambiare la cultura del “silenzio” a vantaggio di quella del “coraggio”. Il coraggio di denunciare. Un coraggio importante, che ad oggi ancora troppe donne non hanno. Una mancanza che genera debolezza e aggiunge forza ai “mostri” – troppi – di turno e che comporta troppo spesso un prezzo altissimo da pagare. Nessuno può infatti sapere com’è dura la violenza sulle donne nel chiuso della propria casa. Non solo violenza fisica, parlo anche di violenza psicologica. L’orgoglio umano è imprevedibile, quello di un uomo geloso, sospettoso, insicuro, può accecare. Uomini divorati dalla follia, traboccanti di odio, affamati di violenza, quando decidono di uccidere, vanno di fretta. Impossibile scappare, a volte non basta il tempo perché ciò che fa più paura è non essere credute e quel che più spaventa è vedere tanti, armati di pietre in mano pronti a lapidare. Molte donne si sentono sole, in balia di un inevitabile destino, giudicate e condannate da tutti, qualche volta dai tribunali. E’ vero che l’avvocato assolve al diritto, stabilito per legge, di assicurare una difesa tecnica all’imputato responsabile di violenza, di molestie, di omicidio … ma nella confusione di valori che vive oggi la nostra società, malata per tanti versi, sarebbe davvero un segnale importante, un segno di rottura, di cambiamento. Anche il NO ad una difesa, giustificato da “obiezione di coscienza” (soprattutto se l’avvocato è donna) restituirebbe dignità all’esercizio di una nobile professione. Che le leggi sappiano rendere la gioia della salvezza e del riscatto, che sappiano ridare alle donne la bellezza della giustizia e della libertà. Questa sarebbe vera civiltà! Tuttavia il concetto di parità di genere non é affatto radicato, neanche in quella parte di società liberale e colta; paradossalmente neanche fra le donne! Perché quando si parla di violenza contro le donne, si tratta di sapienza, di cultura, di sensibilità e di educazione. Anzi, proprio in certi ambienti, al solo avanzare una domanda di rispetto, inaspettatamente si suscita fastidio e intolleranza. Al contrario, non dobbiamo stancarci di alimentare la cultura del rispetto. Perché dall’intolleranza nasce la violenza. Non possiamo solo “dire”- in questo momento è urgente “fare”. Non bastano la solidarietà e la vicinanza delle altre donne e di molti uomini, ci vogliono politiche nuove e dirompenti rispetto a chi, ancora, pensa che le donne siano sempre proprietà di qualcuno sia esso padre, marito, fidanzato. E’ fondamentale quindi lavorare per modificare quella cultura dalla quale nascono le resistenze ad una sostanziale ed effettiva attuazione delle pari opportunità, nelle relazioni familiari, nel lavoro, in politica nella vita quotidiana nel suo insieme, dove continua ad essere declinato in modo intollerabile il mancato rispetto dei diritti delle donne.
Faccio un esempio: Dal 1949 ad oggi sono state elette nell’assemblea Regionale della Sardegna 37 donne in rapporto ai 557 consiglieri dell’era autonomista. Questo è lo specchio di una società sessista, ingessata e discriminante, di una classe politica sbilanciata, le cui conseguenze sono lampanti e sotto gli occhi di tutti. L’esiguità della presenza femminile nella vita politica della Sardegna trova la sua più significativa dimostrazione nel limitato numero di donne attualmente in Consiglio Regionale, 4 su 60. Colpa dei partiti, per molti dei quali le quote rosa sono qualcosa che fa sorridere, e degli elettori che le donne, a parte pochissimi casi, non le votano. L’ultimo responso delle urne è stato e sarà in futuro, un pugno nello stomaco per chi nelle piazze e nelle aule ha predicato l’importanza della parità di genere e ha cercato di sensibilizzare la gente sulla necessità di garantire un’adeguata rappresentanza femminile nelle istituzioni. Anche questa è violenza! Il tema deve rimanere non solo scritto sull’agenda ma, al primo punto all’ordine del giorno della politica, delle istituzioni, dei cittadini. E si, perché se la politica non interviene con leggi, con azioni vere, nulla cambierà . Le donne sarde continueranno a sopportare tacendo, per vergogna e/o paura, consapevoli di essere poco rappresentate politicamente e per niente tutelate da una Regione “maschile” – egoista, distratta e assente.

Carla Puligheddu

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